Gheddafi arringa la piazza di Tripoli. Gli alleati si avvicinano alla Cirenaica

“Non ci arrenderemo mai, questo è il popolo della Libia. Le persone che non mi vogliono non meritano di vivere. Li sconfiggeremo come abbiamo fatto con gli imperialisti italiani”.
15 AGO 20
Immagine di Gheddafi arringa la piazza di Tripoli. Gli alleati si avvicinano alla Cirenaica
La sensazione di tutti, commentatori e diplomatici, è che sia stato raggiunto il punto di non ritorno, che comunque vada Gheddafi non sarà più il leader della Libia. L’opposizione al regime si organizza, soprattutto nell’est del paese. “I carri armati sono passati sopra le automobili”, dice al Foglio il generale Suleiman Mahmoud, alta uniforme ed enormi baffi a spiovente. Era accanto al colonnello Gheddafi durante la sua rivoluzione, nel 1969. Oggi è lui che, nella zona di Tobruk e Darna, gli ultimi centri libici prima del confine egiziano, sta reclutando riservisti e giovani di questa rivoluzione per addestrarli a combattere. “Ci stiamo muovendo passo per passo, per ora non ho contatti con i vertici dell’esercito in altre zone dell’est – spiega il generale – e gli addestramenti non sono ancora iniziati”. Ma sa che deve affrettarsi, perché potrebbero arrivare nuovi attacchi contro l’est: la vittoria delle forze antiregime non è né certa né vicina.

Chi conosce il colonnello sa che non ha alcuna intenzione di cedere, piuttosto scende in piazza a farsi vedere e minaccia di sterminare tutto il suo popolo. Come dice uno dei suoi figli, l’ormai ex “riformatore” Seif al Islam secondo il quale a Tripoli la situazione è tranquilla, “abbiamo un piano A, un piano B e un piano C. Il piano A è vivere e morire in Libia. Il piano B è vivere e morire in Libia. Il piano C è vivere e morire in Libia”. La guerra civile sarà cruenta, ricorda quel che accadde in Iraq nel marzo del 1991. La prima guerra del Golfo era appena finita e Bush senior aveva dichiarato conclusa la missione. Saddam Hussein appariva più fragile, l’occidente si era interrogato a lungo se andare fino a Baghdad, ma poi scelse di no nella convinzione che la debolezza del rais iracheno avrebbe avuto conseguenze sulla sua leadership. Anche gli sciiti si cullarono in quella illusione trionfalistica, pensando che Saddam fosse ormai finito. E decisero di ribellarsi. L’artiglieria della Guardia repubblicana rase al suolo i centri di Karbala e Najaf. A Baghdad, migliaia di persone furono massacrate nel quartiere di al Tawra, a prevalenza sciita. Ci furono centinaia di vittime. Per tanti anni sono rimaste nelle città di riferimento della comunità sciita le macerie dei quartieri e dei mercati popolari distrutti dalle forze di Saddam.